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I dintorni..
Carloforte (http://www.girotonno.it) Nella terra antica del Sulcis Iglesiente, nel sud-Carloforteovest della Sardegna, tra splendide spiagge, grotte naturali e un parco botanico-minerario, unico non solo in Italia ma in tutto il mondo, si trova l'arcipelago sulcitano. Qui, nell'Isola di San Pietro, a Carloforte, che ha fatto delle sue tradizioni, della sua storia e della sua cucina un'arte da diffondere e salvaguardare nel tempo, si celebra il grande corridore dei mari, il tonno di QUALITA', Tonno Rosso - Bluefin (Thonnus Thynnus), pescato "di corsa" in postazione fissa (tonnara).Tra le più antiche Tonnare del Mediterraneo,quella di Carloforte si attesta ai vertici internazionali della pesca del tonno di qualità con 4000 esemplari pescati lo scorso anno. Nel corso della storia si è consolidata una ritualità profonda che lega questo meraviglioso luogo del mediterraneo al tonno.I Fenici, amavano a tal punto il Tonno da coniarlo sulle proprie monete. Nel loro ossessivo peregrinare sulle rotte del Mediterraneo alla ricerca di metalli, questi mercanti e navigatori leggendari, fondarono città e stabilirono colonie, convissero con Greci, Romani, Siculi e Sardi… e concepirono le Tonnare. La pesca del Tonno oggi è missione di valore nel Mediterraneo per nazioni come l'Italia, la Spagna, la Tunisia, la Grecia e la Turchia. Carloforte, dove confluiscono tradizioni liguri e tabarkine, si conferma, all'interno della kermesse GIROTONNO, la Capitale mondiale del Tonno di qualità.

Sant'Antioco (http://www.girotonno.it) L'Isola di Sant'Antioco ha una origineSant'Antioco antichissima. La storia, la cultura e le bellezze naturali la rendono misteriosa ed affascinante. Sono presenti testimonianze risalenti al neolitico antico come i menhirs, monumenti di pietra al culto o le Domus de Janas, sepolture nelle rocce dei primi insediamenti umani. Forte è la presenza di segni del periodo nuragico, circa cento nuraghi. Colonizzata dai Fenici che la chiamarono Solki, divenne un centro di grande rilievo. La testimonianza del Tophet e della necropoli evidenziano il più grande insediamento fenicio-punico al mondo. Conosce la dominazione Romana, venne chiamata Plumbea per la sua produzione mineraria. È in età Imperiale che si pone l'arrivo e la morte di S. Antioco. La sagra del Santo, Patrono di tutta la Sardegna, giunta oggi alla 484^ edizione conserva ancora tradizioni e suggestioni tramandate nei secoli. La Chiesa dedicata al Santo risalente al V° sec., diviene Basilica nel 1995. Nel 1112 l'isola prese il nome attuale di Sant'Antioco. Oggi Sant'Antioco offre ai visitatori la sua ricca storia immersa in uno straordinario ambiente mediterraneo con i suoi profumi intensi, con il clima mite da Aprile a Novembre, il mare cristallino dai fondali mozzafiato, incantevoli scogliere e bellissime spiagge a calette.

Portoscuso (http://web.tiscali.it/portoscuso_b/) Una delle tante attrazioni chePortoscuso caratterizza Portoscuso è la torre, monumento storico imponente posto sulla conca orientale del golfo di Portopaglietto, a sud-ovest del primo nucleo abitativo. Fu fatta costruire nel 1598 per proteggere le coste e l'attività commerciale. La torre aveva una duplice funzione: custodire i tonni conservati, il grano, il formaggio e i coralli che venivano pescati in zona; proteggere il territorio dai corsari che attaccavano i vascelli spagnoli. Il paese di Portoscuso è molto noto anche per le sue bellissime spiagge, tra cui Portopaglietto, la Caletta e Portovesme, che attraggono ogni estate tanti turisti. All'interno del paese si trova la spiaggia di Portopaglietto che è caratterizzata dalla sabbia bianchissima ed un mare limpido e cristallino. Ai lati della spiaggia, sono presenti la roccie che danno la possibilità di prendere il sole lontano dalla folla nonchè di esercitare la pesca subacquea nei ricchi fondali. A pochi chilometri del paese, sono raggiungibili con l'auto diverse bellissime spiagge, ad esempio, la spiaggia di Portopaglia e la spiaggia di Funtanamare.

Santadi (http://www.comune.santadi.ca.it) Le bellissime grotte di Is Zuddas sonoSantadi situate sul Monte Meana a 256 metri e a 6 Km da Santadi (CA). Subito dopo l’ingresso, sulla volta, sono presenti e ben visibili i resti di un roditore preistorico, estintosi circa 400 anni fa, il Prolagus Sardus, presente solamente in Sardegna e in Corsica. Nella prima sala si osservano delle colate, stalattiti, stalagmiti, alcune di queste unite formano delle colonne, un’unica colata costituisce il pavimento. Attraverso un cunicolo naturale si accede alla bellissima Sala dell‘Organo il cui nome è dovuto ad una colonna stalatto-stalagmitica che ricorda un organo a canne, alla cui base e nella zona circostante vi sono delle aragoniti coralloidi, stalagmiti, colate, stalattiti e formazioni tubolari (vuote all’interno). Le pareti sono ricoperte di cristalli di bianchissime aragoniti aghiformi. Subito dopo un breve tunnel si entra nell’imponente Salone del Teatro, enorme e bellissimo. Si giunge infine in un ambiente quasi fiabesco, la Sala delle Eccentriche, la cui volta è ornata da rarissime aragoniti eccentriche, sviluppatesi in ogni direzione senza essere state influenzate dalla forza di gravità.

Carbonia (http://web.tiscali.it/carbonia) Il 18 Dicembre 1938 venne inaugurata, daCarbonia Mussolini, CARBONIA. Dal punto di vista architettonico è caratterizzata da tipici elementi della città fascista: al centro si trova la Torre Littoria che può considerarsi come il centro della parte urbana di Carbonia, sorge nel punto, denominato dalle carte militari, Monte Fossone, a m. 111 s.l.m.; destinata a Casa del Fascio, è a forma quadrata, alta m. 27,50, suddivisa in 5 piani di cui uno adibito a sacrario dei martiri fascisti. E' costruita, come quasi tutti gli altri edifici, in trachite rossa presa da cave locali; domina la Piazza Roma intorno alla quale sorgono i principali edifici: il Municipio, la Chiesa, il Dopolavoro il Cine-Teatro e due grandi fontane. La Chiesa è in stile romanico-moderno, costruita, nella parte inferiore, con granito di Teulada e per il resto in trachite. Sono adiacenti la Canonica e il Campanile alto m. 46. L' A.Ca.l. (Azienda Carboni Italiani) ha un ruolo fondamentale nella nascita e nei primi anni di vita della città: essa commissiona il piano regolatore della città al proprio ufficio tecnico, crea un istituto autonomo per le case popolari, affida il compito di progettare la città agli ingg. C. Valle e I. Guidi, costruisce una centrale elettrica alimentata col carbone Sulcis. L'Azienda organizzò gli spazi tenendo conto della struttura piramidale dei ruoli esistenti in miniera e della gerarchla fascista: il centro è riservato alle case dei dirigenti, poco lontano si trovano le palazzine degli impiegati mentre modeste case per operai occupano i quartieri della periferia. Nonostante la volontà fascista di ostacolare i rapporti sociali e la formazione di gruppi spontanei, la moltitudine di persone, provenienti da ogni parte d'Italia, si trovò a maturare una solidarietà operaia rivelatasi quella forza che ha impedito alla città di scomparire quando sono venute meno le ragioni iniziali della sua esistenza. Infatti dopo un primo periodo di intensa attività estrattiva, con l'avanzare della seconda guerra mondiale, il ritmo produttivo registra un notevole rallentamento: le difficoltà dei trasporti dovute ai bombardamenti dei porti isolani, la riduzione della manodopera richiamata alle armi, il razionamento dell'energia elettrica, determinano la progressiva smobilitazione delle miniere. Alla caduta del Fascismo, dopo la liberazione, il carbone Sulcis rappresenta, con la perdita delle miniere Istriane, l'unico combustibile disponibile in Italia per il rilancio dell'apparato industriale nazionale. Sono gli anni della ripresa e di una seconda fase dello sviluppo di Carbonia sia dal punto di vista demografico che economico. Ma ben presto la riapertura dei mercati internazionali e la concorrenza del carbone straniero, con maggiore potere calorifico e minor percentuale di zolfo, avvia Carbonia ad una crisi lenta ma inesorabile. Il timore che la crisi possa provocare lo smantellamento delle miniere da vita ad una vasta mobilitazione operaia e cittadina, che ottiene una serie di promesse ed impegni quali la prevista costruzione di una centrale termoelettrica ed il mantenimento dei livelli occupativi. Le agitazioni, incominciate nel 1948 sono continuate sino al 1965, anno in cui si ebbe tramite l'intervento statale il passaggio delle miniere, all'azienda elettrica pubblica, E.N.E.L.. Tuttavia, anche dopo questo periodo la situazione di Carbonia è andata sempre peggiorando visto che le possibilità occupative offerte dall'industrie sorte nella vicina Portovesme, si sono rivelate insufficienti. Ancora oggi, nonostante i gravi problemi che la città si trova ad affrontare, non manca da parte di tutte le componenti sociali la volontà di recuperare e valorizzare quella storia e quella cultura veramente unica ed originale i cui produttori e protagonisti sono i minatori.

Iglesias (http://www.cm-sulcisiglesiente.it) Nome dovuto alla presenza di numeroseIglesias chiese di grande pregio artistico, è una "miniera" di cose da vedere. Il centro abitato, sormontato dal Castello di San Guantino, conserva ancora parte delle mura e torri pisane che lo cingevano; pittoresche le strette stradine impreziosite dai balconi antichi e dalle botteghe che talvolta emanano il profumo del pane appena sfornato, dei dolci sardi o de "su mustazzeddu". Nel corso dell'anno sono numerosi gli appuntamenti che riempiono il centro storico di colore, suggestione e spiritualità: i riti della Settimana Santa, la Processione dei Candelieri, il Torneo della Balestra e il Corteo Medioevale. L'Archivio Storico custodisce gelosamente il "Breve di Villa di Chiesa", codice che regolamentava la vita e l'attività mineraria, mentre gli artigiani riproducono gli "Alfonsini" d'argento coniati dalla Zecca di un tempo. Iglesias ha persino una galleria in città, visitabile presso il Museo dell'Arte Mineraria, quasi a simboleggiare l'elemento conduttore della storia del territorio: l'attività estrattiva.

Portopino (Sant'Annaresi) (http://spazioinwind.libero.it/sulcisinfundo) La grandePortopino spiaggia di Portopino prende il nome, com’è intuibile, dalla presenza di una pineta la cui particolarità è data dal fatto d’essere naturale, formata dunque da quei pini d’Aleppo diffusi anche nella non lontana isola di S.Pietro. Il paesino formato da molte ville, è attraversato da un canale darsena (che collega il mare con i numerosi stagni dell’entroterra), la cui origine è molto antica, forse punico romano. Nella zona, oltre la spiaggia principale, meravigliosa sia per le dune di sabbia che per gli annosi pini che la orlano, si trovano anche spiaggette più piccole con un mare sempre di smagliante trasparenza, fra le più belle Portu Pineddu e Cala Baracca, quest’ultimo poco più a nord dell’abitato balneare, che dipende dal vicino paese di Sant’Anna Arresi.



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